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Il Copa Cogeca avverte l’Ue: rischio di indebolire l’agricoltura in un momento critico

lunedì 7 settembre 2026

Il Copa Cogeca avverte l’Ue: rischio di indebolire l’agricoltura in un momento critico

I presidenti del Copa Cogeca hanno avvertito che l’UE rischia di indebolire il proprio settore agricolo in un momento in cui altre potenze mondiali considerano la produzione alimentare un elemento sempre più importante della sicurezza nazionale.

In un articolo di opinione congiunto, il presidente della Copa Massimiliano Giansanti e il presidente della Cogeca Lennart Nilsson sostengono che le prossime decisioni sulla Politica Agricola Comune (PAC) post-2027 e sul bilancio a lungo termine dell’UE determineranno se l’agricoltura europea manterrà risorse sufficienti e un quadro politico realmente comune. Gli autori affermano che un’altra estate caratterizzata da siccità, condizioni meteorologiche estreme e incendi boschivi ha aggravato le già difficili condizioni del mercato agricolo, mentre gli agricoltori continuano a dover far fronte a costi elevati dei fertilizzanti e dell’energia. Guerre, tensioni commerciali, crescente concorrenza internazionale e shock climatici hanno accresciuto l’incertezza sulle prospettive sia immediate che a lungo termine.

In questo contesto, Giansanti e Nilsson sostengono che l’Europa si stia muovendo nella direzione opposta rispetto alle altre grandi potenze, nonostante la retorica dell’UE in materia di resilienza e sicurezza alimentare. Essi citano il Piano d’azione nazionale per la sicurezza agricola degli Stati Uniti del 2025 e le politiche di Cina e Russia volte a rafforzare la produzione alimentare interna e l’autosufficienza.

«Qualunque sia l’opinione su questi approcci, il messaggio è inequivocabile: nel nuovo contesto geopolitico in cui siamo entrati, l’agricoltura è vista sempre più come una risorsa, non come un onere», scrivono. La loro principale preoccupazione riguarda le proposte della Commissione per il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) e la PAC, compresi quelli che descrivono come significativi tagli proposti alla spesa agricola e l’integrazione dei finanziamenti della PAC nei Piani di partenariato nazionali e regionali (NRPP). Gli autori sostengono che ciò rischia di indebolire sia la struttura a due pilastri della PAC sia il suo carattere di politica comune dell’UE. «Una PAC spogliata delle risorse, privata della sua struttura strategica a due pilastri e destabilizzata nella sua natura comune mette a rischio gli stessi obiettivi stabiliti nei trattati dell’UE: garantire un tenore di vita equo agli agricoltori, stabilizzare i mercati, garantire l’approvvigionamento e assicurare che i consumatori abbiano accesso al cibo a prezzi ragionevoli», scrivono.

Giansanti e Nilsson sostengono inoltre che l’agricoltura dovrebbe essere considerata parte integrante della più ampia politica europea in materia di sicurezza e competitività, citando il ruolo svolto dagli agricoltori al fianco dei vigili del fuoco durante gli incendi boschivi di quest’estate, e ricordano la dichiarazione del commissario all’Agricoltura Christophe Hansen al Parlamento europeo nel luglio 2025, secondo cui gli agricoltori contribuiscono alla linea di difesa dell’UE».

Sottolineano poi che la catena del valore agroalimentare dell’UE genera oltre 1.000 miliardi di euro di valore aggiunto lordo, con 9,1 milioni di aziende agricole che danno lavoro a 8,7 milioni di persone e oltre 23.000 cooperative agricole che impiegano più di 607.000 persone. Non si tratta quindi di un settore marginale da gestire ai margini dell’agenda europea per la competitività e la crescita, ma più di una parte integrante di tale agenda.

Un’ulteriore preoccupazione riguarda la struttura di governance proposta per la spesa agricola. L’integrazione degli strumenti della PAC nei PNR (Piani nazionali di ripresa e di programma) collocherebbe sempre più le decisioni agricole nell’ambito dei più ampi negoziati sul QFP (Quadro finanziario pluriennale), conferendo ai ministri delle finanze e degli affari europei una maggiore influenza su settori tradizionalmente gestiti attraverso il processo decisionale in materia agricola, secondo gli autori. Essi si chiedono come le misure dell’Organizzazione comune dei mercati e altri strumenti tecnici agricoli potrebbero funzionare efficacemente se fossero sempre più influenzate da negoziati di bilancio più ampi.

A livello nazionale, avvertono che le misure della PAC potrebbero analogamente diventare oggetto di competizione tra ministeri e regioni per ottenere fondi e influenza politica. Infatti, mai come ora la PAC è stata così vicina a perdere la sua lettera più importante: la “C” di Comune. Indebolire il carattere comune della PAC rappresenterebbe una perdita non solo per gli agricoltori e le cooperative agricole, ma anche per l’integrazione europea in generale, e la domanda è se tale politica possa finire per subire un destino paragonabile a quello della Comunità europea del carbone e dell’acciaio.

I presidenti di Copa e Cogeca collegano inoltre il dibattito al calendario politico, osservando che i leader dell’UE stanno accelerando i negoziati sul QFP in vista del ciclo elettorale del 2027, in cui, secondo loro, circa il 60% dei cittadini dell’UE sarà chiamato alle urne. Citano l’ultimo Eurobarometro del Parlamento europeo (l’indagine di primavera, pubblicata il 1° luglio) secondo cui l’inflazione, l’aumento dei prezzi e il costo della vita rappresentano la priorità principale per il 47% degli europei, sei punti percentuali in più rispetto all’autunno del 2025. «Il cibo a prezzi accessibili non deriva dall’indebolimento della capacità dell’Europa di produrlo, ma deriva dal garantire che un’agricoltura europea competitiva, produttiva e resiliente rimanga al centro delle priorità dell’Europa», scrivono.

Giansanti e Nilsson chiedono una strategia politica a più lungo termine piuttosto che quelle che descrivono come soluzioni a breve termine, iniziative ad hoc e strategie di comunicazione, avvertendo che l’incertezza renderà più difficile convincere i giovani a dedicarsi all’agricoltura. A loro avviso, il prossimo QFP dovrebbe riconoscere la produzione alimentare come un obiettivo strategico legato alla difesa, alla sicurezza e alla competitività europee. Il Fondo europeo per la competitività proposto potrebbe sostenere l’innovazione agricola, compresi i dati e l’intelligenza artificiale, nonché gli investimenti necessari per la transizione e la resilienza del settore, ma dovrebbe integrare, anziché sostituire, una PAC forte e un’OCM funzionante.