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In merito agli IED, la commissione per l’agricoltura del Parlamento traccia una linea di demarcazione: gli allevamenti non sono impianti industriali

giovedì 3 settembre 2026

In merito agli IED, la commissione per l’agricoltura del Parlamento traccia una linea di demarcazione: gli allevamenti non sono impianti industriali

La commissione per l’agricoltura ha adottato, a larga maggioranza, il proprio parere sulla proposta della Commissione di revisione della direttiva sulle emissioni industriali (IED). La commissione ha ribadito la conclusione principale del Parlamento europeo del 2023: l’ambito di applicazione della direttiva IED alle attività zootecniche non era adeguato a questa direttiva, che è rivolta ai grandi inquinatori industriali

Il parere della commissione AGRI del parlamento europeo sostiene il ritorno alle soglie originarie della direttiva IED, ovvero oltre 40.000 posti per il pollame, 2.000 posti per i suini e 750 scrofe. Propone inoltre procedure di registrazione più semplici, l’elaborazione digitale dei dati, l’eliminazione della duplicazione delle informazioni già fornite nell’ambito della politica agricola comune o di altre normative, nonché metodi di monitoraggio adeguati alle specificità biologiche ed economiche dell’allevamento.

La COMAGRI ha inoltre adottato un compromesso per semplificare la regola di aggregazione. Sebbene questo compromesso possa essere ulteriormente semplificato, rimane comunque un significativo passo avanti, soprattutto per il mondo cooperativo.

La Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare dovrebbe ora tenere pienamente conto del chiaro messaggio dei deputati europei responsabili dell’agricoltura: l’allevamento non dovrebbe essere considerato di default un’attività industriale e la semplificazione deve tutelare la redditività, la competitività e la diversità delle aziende agricole europee.

Va ricordato che, se rimanesse invariata al termine di questo processo legislativo, la direttiva IED rivista imporrebbe requisiti amministrativi, finanziari e di investimento sproporzionati alle aziende agricole a conduzione familiare e ad altri operatori di piccole e medie dimensioni. In definitiva, si rischierebbe di accelerare la concentrazione del mercato, indebolendo la capacità produttiva dell’UE e spostando i consumi verso le importazioni senza apportare benefici ambientali proporzionati. In sostanza, ciò potrebbe produrre l’esatto contrario dell’effetto desiderato.