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Europêche e gli Stati membri discutono delle prossime mosse per una politica della pesca dell'UE più equilibrata e competitiva

giovedì 4 giugno 2026

Europêche e gli Stati membri discutono delle prossime mosse per una politica della pesca dell'UE più equilibrata e competitiva

Ieri Europêche ha incontrato i rappresentanti degli Stati membri dell'UE sotto la presidenza cipriota del Consiglio per discutere del futuro delle politiche europee in materia di pesca e delle crescenti sfide che il settore deve affrontare

Per quanto riguarda la valutazione della PCP (Politica Comune della Pesca), Europêche ha sottolineato che, sebbene la flotta dell'UE abbia compiuto progressi significativi in materia ambientale negli ultimi due decenni, la politica non è riuscita a raggiungere i propri obiettivi socioeconomici, determinando un continuo declino della capacità della flotta, dell'occupazione, della produzione alimentare e della redditività economica in molte comunità costiere, nonostante le ripetute promesse che i progressi in materia di sostenibilità si sarebbero alla fine tradotti in prosperità per il settore.

Gli Stati membri hanno indicato che le discussioni si stanno ora orientando verso l'individuazione di soluzioni pratiche per il futuro. Diverse delegazioni hanno sottolineato la necessità di un approccio orientato all'azione, incentrato sulle priorità immediate, nonché di una riflessione più ampia su come la politica possa bilanciare meglio i propri obiettivi ambientali, economici e sociali.

Per quanto riguarda la semplificazione, Europêche ha accolto con favore l'avvio della consultazione pubblica sui piani pluriennali e ha espresso la speranza che il processo porti a una rapida revisione delle misure che si sono rivelate eccessivamente restrittive e che contribuiscono al declino della flotta, in particolare nel Mediterraneo. L'associazione ha sottolineato che anche altre norme in materia di pesca dovrebbero essere sottoposte a una revisione analoga. In questo contesto, Europêche ha espresso preoccupazione per l'attuazione del regolamento riveduto sul controllo della pesca, osservando che la sua progressiva entrata in vigore sta imponendo requisiti sproporzionati e creando notevoli oneri amministrativi e operativi sia per gli operatori che per le amministrazioni nazionali, che non sono giustificati dai rischi effettivi di controllo connessi. Ciò è particolarmente evidente in alcune misure di attuazione, come le norme proposte in materia di pesatura. Europêche ha quindi chiesto adeguamenti urgenti e mirati sia a livello legislativo che di attuazione per garantire che la legislazione in materia di pesca rimanga proporzionata, pratica e adeguata allo scopo.

Le discussioni hanno riguardato anche la proposta della Commissione relativa al quadro finanziario pluriennale (2028-2034). Europêche ha ribadito le proprie preoccupazioni riguardo alla proposta di riduzione dei finanziamenti destinati specificamente alla pesca e ha sottolineato l’importanza di mantenere un quadro finanziario solido e prevedibile, in grado di sostenere la gestione della pesca, il controllo, la raccolta dei dati, l’ammodernamento della flotta e la resilienza delle comunità costiere, in linea con il Parlamento europeo. È stata inoltre menzionata la necessità di preservare criteri di ammissibilità praticabili, anche per quanto riguarda l'applicazione del principio “Do No Significant Harm”, per garantire un accesso continuativo ai finanziamenti per gli investimenti che sostengono la sostenibilità, l'innovazione, la competitività e il ricambio generazionale del settore.

La politica commerciale ha avuto un ruolo di primo piano nello scambio. Europêche ha ribadito le proprie preoccupazioni riguardo all'accordo CEPA UE-Indonesia, in particolare alla liberalizzazione dei filetti di tonno, e ha chiesto misure di salvaguardia solide, simili a quelle garantite nell'accordo UE-Mercosur, per proteggere i produttori dell'UE dalla concorrenza sleale e i consumatori dai prodotti non conformi. L'associazione ha inoltre sottolineato che i contingenti tariffari autonomi (ATQ) dovrebbero essere allineati agli accordi di libero scambio, con eventuali concessioni aggiuntive di accesso al mercato che si riflettano nelle future assegnazioni di ATQ. Europêche ha quindi deplorato l'intenzione della Commissione di prorogare l'attuale regime di ATQ per un altro anno senza incorporare criteri di sostenibilità, considerazioni geopolitiche o l'impatto cumulativo delle concessioni accordate attraverso recenti accordi commerciali che richiedono l'eliminazione degli ATQ sui filetti di tonno.

I partecipanti hanno inoltre scambiato opinioni sulle relazioni in materia di pesca con la Norvegia, il Regno Unito e gli Stati costieri del Nord. L'associazione ha espresso preoccupazione per la continua mancanza di progressi nei negoziati con gli Stati costieri e per la persistente incertezza che grava sulle imprese di pesca. Europêche ha sottolineato l'urgente necessità di garantire accordi di ripartizione completi ed equi per gli stock pelagici chiave, in particolare per lo sgombro, salvaguardando al contempo i diritti di pesca storici della flotta dell'UE. Il settore ha inoltre chiesto un rinnovato impegno per risolvere le questioni di lunga data con la Norvegia, tra cui il debito in sospeso relativo alle quote di merluzzo e l'accesso all'aringa atlantico-scandica.

Per quanto riguarda l'accordo BBNJ, Europêche ha sottolineato che la sua attuazione dovrebbe basarsi sulle esistenti organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP), al fine di evitare sovrapposizioni e inutili duplicazioni delle valutazioni d'impatto. L'associazione ha chiesto maggiore chiarezza sui rispettivi ruoli della Commissione e degli Stati membri nei negoziati internazionali.

Infine, Europêche ha sottolineato le crescenti preoccupazioni relative alle pressioni cumulative esercitate sui fondali di pesca dall’energia rinnovabile offshore, dalle aree marine protette e da altri usi marittimi concorrenti. L’associazione ha sottolineato che la pesca deve rimanere una priorità nell’ambito del futuro «Ocean Act» e dei processi di pianificazione dello spazio marittimo. Europêche ha chiesto un approccio equilibrato che tenga conto dell’impatto cumulativo di tutte le attività umane sugli ecosistemi marini, garantendo che le misure che incidono sulla pesca siano proporzionate, basate su dati concreti e coerenti con gli obiettivi di produzione alimentare e delle comunità costiere.

Il presidente di Europêche, Javier Garat, ha dichiarato: «I nostri pescatori stanno mantenendo gli impegni in materia di sostenibilità, ma non possono continuare a sopportare l’impatto cumulativo di una regolamentazione eccessiva, della concorrenza sleale e della crescente pressione sulle zone di pesca. Sono necessarie misure correttive immediate e un sostegno più forte da parte delle istituzioni dell’UE per garantire che il settore rimanga competitivo, resiliente e attraente per le generazioni future».