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La visione della Commissione europea porta la pesca e l’acquacoltura dell’UE in un vicolo cieco

mercoledì 21 ottobre 2026

La visione della Commissione europea porta la pesca e l’acquacoltura dell’UE in un vicolo cieco

Nonostante le forti sollecitazioni da parte dei colegislatori dell’UE e del settore, la Commissione non è riuscita a presentare una revisione mirata della Politica comune della pesca (PCP)

Pubblicata oggi, la “Visione per la pesca e l’acquacoltura 2040” della Commissione europea definisce un quadro quinquennale per affrontare le sfide strutturali del settore e garantirne la sostenibilità e la competitività a lungo termine. Tuttavia, nonostante susciti aspettative di cambiamento, non prevede alcun impegno per una revisione mirata della PCP. L’ultima riforma globale di questa politica risale al 2013, il che significa che la revisione della PCP è in ritardo di oltre tre anni rispetto al consueto ciclo decennale. Allo stato attuale, il quadro normativo vigente è destinato, incredibilmente, a rimanere in vigore fino al 2040, 27 anni dopo la sua adozione.

La presidente von der Leyen ha ripetutamente esortato l’Europa a passare dalle parole ai fatti. In nessun altro settore il divario tra parole e fatti è più evidente che nella pesca e nell’acquacoltura. Le flotte e la produzione ittica si stanno riducendo, i posti di lavoro nel settore della pesca stanno scomparendo e l’acquacoltura è in fase di stagnazione. I produttori e i lavoratori di tutta Europa chiedono soluzioni che facciano la differenza fin da subito, non un’altra strategia che lasci intatto il quadro di base. Inoltre, non proponendo una revisione della PCP, la Commissione prende le distanze dalle conclusioni allarmanti della propria valutazione di aprile 2026, mentre tutti si aspettavano che la «Visione 2040» si basasse proprio su questa diagnosi.

La Commissione sembra puntare su una migliore attuazione e sulla legislazione secondaria. Ma queste non possono sostituire una riforma legislativa laddove è il quadro politico stesso a dover cambiare. La PCP deve adeguarsi alle realtà che hanno ridisegnato il settore dal 2013, tra cui il cambiamento climatico, la Brexit e le crisi geopolitiche ed energetiche. Deve inoltre affrontare il crescente divario di sicurezza alimentare in Europa, la sfida della decarbonizzazione e norme inapplicabili come l’obbligo di sbarco. Allo stesso tempo, l’UE deve creare le condizioni affinché l’acquacoltura possa realizzare il proprio potenziale come fattore strategico per la produzione dell’UE, riducendo la dipendenza dalle importazioni e rafforzando la resilienza della catena di approvvigionamento dell’Unione.

Senza una revisione mirata della PCP, il resto della «Visione» perde credibilità. Le sue proposte rischiano di dipingere un quadro idealistico, se non addirittura fantasioso, del futuro — un quadro distaccato dalle esigenze attuali del settore.

Per quanto riguarda l’acquacoltura, è da accogliere con favore l’impegno a presentare, entro la fine del 2027, una proposta volta ad affrontare gli ostacoli derivanti dalle licenze, dalle autorizzazioni e dal quadro normativo. Tale iniziativa deve garantire una reale semplificazione, una maggiore coerenza normativa e un contesto più prevedibile per gli investimenti e lo sviluppo di progetti di acquacoltura in tutta Europa. Tuttavia, la “Visione” non dimostra la stessa ambizione quando si tratta di estendere gli obblighi di informazione dei consumatori — una richiesta di lunga data del settore — in particolare ai prodotti ittici e dell’acquacoltura preparati e conservati. Sebbene venga menzionata la possibilità di prendere in considerazione tale estensione, è deplorevole l’assenza di un chiaro impegno ad adottare misure concrete.

Javier Garat, presidente di Europêche, ha dichiarato: «Siamo profondamente delusi e frustrati dal fatto che la Commissione non sia riuscita a portare avanti la riforma della pesca di cui il settore ha urgente bisogno. Una “Visione” senza la revisione della PCP è lettera morta e, senza misure concrete, un gesto vuoto». Ha proseguito: «Nessun pescatore è orgoglioso dell’attuale PCP. L’inazione non farà che aggravare le tensioni sociali, a maggior ragione quando la nuova Commissione aveva promesso un cambio di rotta. Da troppo tempo i produttori alimentari si sentono ignorati e abbandonati. Se la Commissione non cambierà rotta, la loro frustrazione aumenterà e alimenterà i movimenti anti-UE».

Elli Tsiforou, Segretario Generale di Copa-Cogeca, ha dichiarato: «La Commissione deve garantire un quadro politico che dia ai produttori la fiducia e le condizioni necessarie per investire, rimanere competitivi e sostenere la produzione continua nei settori della pesca e dell’acquacoltura in tutta Europa. Mentre la flotta dell’UE si riduce, i posti di lavoro nel settore della pesca scompaiono e l’acquacoltura ristagna, vi è un’urgente necessità di rivalutare l’attuale approccio politico. Nonostante le ripetute richieste di cambiamenti, tali appelli non hanno ricevuto risposte concrete e significative. La Commissione deve garantire che le sue politiche sostengano la sostenibilità a lungo termine, la resilienza e la competitività della pesca e dell’acquacoltura europee».

Data la mancata volontà della Commissione di impegnarsi in una riforma legislativa, il settore si rivolge al Consiglio e al Parlamento europeo affinché esercitino pressioni affinché si intervenga. A tal proposito, il Parlamento ha dichiarato che, qualora la Commissione non dovesse presentare proposte legislative concrete entro la fine del 2026, si riserva il diritto di presentare una relazione legislativa di propria iniziativa ai sensi dell’articolo 225 del TFUE, chiedendo alla Commissione di presentare proposte adeguate che affrontino le preoccupazioni sollevate.

Europêche, ETF, EFFAT e Copa-Cogeca ribadiscono la loro richiesta di una revisione urgente e mirata della PCP. La riforma deve garantire un migliore equilibrio tra sostenibilità ambientale, economica e sociale; consentire il rinnovo della flotta e gli investimenti; semplificare le norme e ridurre gli oneri amministrativi; rendere più attraenti le carriere nel settore della pesca; e sostenere una filiera europea dei prodotti ittici competitiva e resiliente.