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Bilancio UE post-2027: oltre 250 organizzazioni (tra cui Confcooperative) chiedono di rafforzare i fondi sociali

venerdì 19 giugno 2026

Bilancio UE post-2027: oltre 250 organizzazioni (tra cui Confcooperative) chiedono di rafforzare i fondi sociali

Oltre 250 organizzazioni europee e nazionali, tra cui anche Confcooperative, hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata ai leader dell’Unione europea per chiedere un rafforzamento dei fondi sociali nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP). L’iniziativa arriva alla vigilia del Consiglio europeo, chiamato a discutere una posizione comune sul bilancio a lungo termine dell’UE.

Nel documento, promosso dalla coalizione EUFunds4Social, le organizzazioni mettono in guardia sui rischi contenuti nella proposta della Commissione europea, che nella sua forma attuale potrebbe indebolire significativamente la capacità dell’UE di sostenere le persone e le regioni più vulnerabili. Per questo, chiedono di rafforzare strumenti già esistenti come il Fondo Sociale Europeo Plus (ESF+) e il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (ERDF), ritenuti più efficaci nel canalizzare gli investimenti verso chi ne ha maggiore bisogno.

Il momento è cruciale. Le decisioni prese ora sul bilancio post-2027 avranno un impatto diretto sulla vita quotidiana di milioni di cittadini europei, determinando se l’UE sarà in grado di rispondere concretamente alle crescenti sfide sociali.

“ESF+ ed ERDF non sono perfetti, ma hanno dimostrato ampiamente la loro efficacia come modelli di investimento sociale e innovazione”, ha dichiarato Thomas Bignal, segretario generale di EASPD. “La loro forza risiede in investimenti mirati, nella collaborazione con la società civile e in un forte radicamento nei bisogni locali. La proposta della Commissione è molto lontana da questo approccio”.

Nel frattempo, i negoziati entrano nel vivo. La presidenza cipriota ha pubblicato il cosiddetto “negotiating box”, base di partenza per le trattative, mentre è stato raggiunto un primo accordo sui Piani nazionali e regionali di partenariato. La posizione del Consiglio appare in larga parte allineata a quella della Commissione, con una lieve riduzione complessiva del bilancio e maggiore flessibilità per gli Stati membri, ma senza un fondo sociale dedicato separato.

Le organizzazioni firmatarie chiedono quindi ai leader europei di intervenire per rafforzare la dimensione sociale del bilancio attraverso diverse misure, tra cui:

  • aumentare la quota di spesa sociale dal 14% al 25%;
  • mantenere ESF+ ed ERDF come fondi autonomi con budget dedicati;
  • proteggere gli investimenti per inclusione sociale, lotta alla povertà infantile, senza dimora e occupazione giovanile;
  • garantire finanziamenti specifici per innovazione sociale e cooperazione con la società civile;
  • rafforzare il rispetto dei diritti sociali e il monitoraggio;
  • migliorare il coinvolgimento delle autorità locali e regionali;
  • semplificare l’accesso ai fondi per le organizzazioni più piccole.

Secondo Sarah de Heusch, presidente di Social Economy Europe, l’esito dei negoziati sarà decisivo: “Determinerà se i cittadini continueranno a vedere l’Unione europea all’opera nella loro vita quotidiana, attraverso lavoro di qualità e servizi di prossimità, oppure se resterà una promessa lontana”.

Dello stesso avviso Laura de Bonfils, segretaria generale della Social Platform: “Per affrontare le crescenti disuguaglianze sociali in Europa, i finanziamenti UE devono restare al centro della risposta”.

La coalizione EUFunds4Social riunisce organizzazioni attive nei servizi sociali, nella sanità pubblica, nell’economia sociale e nella formazione, rappresentando milioni di cittadini, in particolare quelli più vulnerabili. Dal marzo 2025, il suo obiettivo è garantire che il prossimo bilancio europeo rafforzi, e non indebolisca, gli investimenti sociali.

La lettera aperta è sostenuta da 252 organizzazioni, tra cui 56 reti europee e 196 enti nazionali, regionali e locali. Nei prossimi mesi, la mobilitazione continuerà per influenzare il negoziato e mantenere la dimensione sociale al centro delle politiche europee.