La Commissione europea ha presentato il 23 ottobre una proposta di revisione del quadro normativo del Marchio del patrimonio europeo (European Heritage Label), l'iniziativa istituita nel 2011 per riconoscere i luoghi che hanno contribuito in maniera significativa alla storia e al processo di integrazione del continente. La riforma intende ampliare la portata del riconoscimento e rafforzare la collaborazione tra i siti, attribuendo maggiore rilievo alla loro capacità di promuovere la conoscenza del patrimonio europeo e di renderlo accessibile alle comunità.
La proposta, che si inserisce tra gli impegni assunti dalla Commissione nell'ambito del Culture Compass for Europe, prevede anzitutto la trasformazione dell'attuale Marchio in un Elenco del patrimonio europeo (European Heritage List). I siti selezionati acquisirebbero uno status europeo specifico, accompagnato da strumenti di sostegno alla cooperazione e da un nuovo premio destinato alle realtà distintesi per la qualità delle attività realizzate. Il riconoscimento, che attualmente comprende 80 siti distribuiti in 23 paesi europei, riguarda luoghi di particolare valore simbolico, il cui significato storico e culturale testimonia l'evoluzione dell'identità europea.
Tra le novità, la revisione delle procedure di candidatura e valutazione, con criteri più definiti e un sistema di selezione articolato in due fasi. Ogni paese partecipante potrebbe proporre fino a tre candidature ogni due anni, mentre il numero massimo di siti ammessi per ciascun ciclo sarebbe fissato a quindici. Inoltre, la Commissione europea propone di estendere l'iniziativa ai paesi dello Spazio economico europeo e ai paesi candidati all'adesione all'UE associati al programma Europa Creativa, favorendo una più ampia collaborazione culturale a livello continentale.
Altro elemento di spicco è l'intenzione di riconosce un ruolo più incisivo alla partecipazione delle nuove generazioni. La riforma prevede infatti il coinvolgimento di rappresentanti della rete europea dei giovani ambasciatori della cultura e del Comitato economico e sociale europeo nel gruppo di esperti incaricato della selezione e del monitoraggio dei siti. Si vuole in questo modo promuovere una fruizione del patrimonio che superi la dimensione strettamente commemorativa, valorizzandone la funzione educativa e il rapporto con le comunità locali.
L'evoluzione del riconoscimento europeo interessa anche le realtà cooperative attive nella gestione dei beni culturali e nell'organizzazione dei servizi connessi alla loro fruizione. L'attenzione riservata alla collaborazione tra siti e al loro radicamento territoriale incontra un ambito nel quale la cooperazione culturale e sociale ha sviluppato esperienze significative, dalla gestione di spazi museali alla realizzazione di percorsi accessibili e progetti di inclusione lavorativa. La possibilità di consolidare rapporti tra istituzioni culturali e operatori del territorio assume rilievo anche per il turismo culturale, contribuendo a una valorizzazione del patrimonio capace di generare attività economiche e opportunità occupazionali nelle comunità che lo custodiscono.
La proposta sarà ora esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio nell'ambito della procedura legislativa ordinaria. Il negoziato definirà la futura configurazione del riconoscimento e gli strumenti attraverso cui l'Unione intende sostenere la cooperazione tra i siti del patrimonio europeo.