Social Economy Europe (SEE), insieme ai membri del Gruppo di esperti della Commissione europea sull'economia sociale e le imprese sociali (GECES), ha messo in guardia dal rischio che il Piano d'azione per l'economia sociale 2021-2030 non venga attuato efficacemente se non si rafforzano urgentemente le risorse umane della Direzione generale per l'occupazione, gli affari sociali e l'inclusione (DG EMPL).
In una lettera inviata il 16 marzo al Segretario generale della Commissione europea, Ilze Juhansone; al Direttore generale delle risorse umane (DG HR), Stephen Quest; e al Direttore generale del bilancio (DG BUDG), Stéphanie Riso, il Presidente della SEE, Juan Antonio Pedreño, insieme ad altre 55 organizzazioni firmatarie, sottolinea che il Piano d'azione è stato concepito come un quadro strategico a lungo termine proprio a causa della complessità dei cambiamenti che intende promuovere. Sebbene molte delle misure previste siano già state formalmente avviate, un numero significativo si trova ancora in fasi intermedie di attuazione, richiedendo un supporto operativo continuo, un coordinamento interservizi e un dialogo strutturato con gli attori dell'economia sociale.
In tale contesto, i firmatari esprimono preoccupazione per la decisione della Direzione generale per il mercato interno, l'industria, l'imprenditorialità e le PMI (DG GROW) di smantellare l'unità dedicata all'economia sociale. Sebbene tale misura sia presentata come una riorganizzazione interna, avvertono che essa comporta significative conseguenze politiche per l'intero ecosistema. Ricordano che l'economia sociale rappresenta un pilastro fondamentale dell'UE, con oltre quattro milioni di imprese e organizzazioni e più di undici milioni di posti di lavoro. Nel 2021, il settore ha generato un fatturato di quasi mille miliardi di euro. La sua attività si estende a molteplici settori, contribuendo sia alla competitività delle imprese sia agli obiettivi sociali dell'Unione.
I firmatari sottolineano inoltre che, nonostante la diffusa percezione che dipenda fortemente dai finanziamenti pubblici, i dati dimostrano che l'economia sociale riceve una quota di finanziamenti proporzionalmente inferiore rispetto all'economia tradizionale. Evidenziano infine il suo ruolo nell'autonomia industriale europea, il suo contributo alla resilienza territoriale e la sua promozione di valori quali l'inclusione sociale, la responsabilità collettiva e la stabilità a lungo termine.
Secondo la lettera, il ritiro del coinvolgimento attivo della DG GROW ha creato uno squilibrio strutturale nella distribuzione delle responsabilità e delle risorse all'interno della Commissione. Pertanto, ritengono opportuno che la Direzione generale per le risorse umane e la sicurezza (DG HR) garantisca l'assegnazione di un numero sufficiente di personale alla DG EMPL per assicurare la continuità del Piano.
Oltre a rafforzare il personale, si chiede la designazione di almeno un punto di contatto specifico all'interno della DG GROW per garantire un coordinamento sistematico con la DG EMPL e gli attori dell'economia sociale. Tale misura è considerata particolarmente rilevante per settori come l'industria o l'edilizia, dove un dialogo strutturato è fondamentale per adattare le politiche alle caratteristiche specifiche di queste organizzazioni.
I firmatari avvertono che l'assenza di un tale punto di riferimento potrebbe portare a frammentazione, ritardi nel coordinamento e una minore coerenza delle politiche. A loro avviso, un'efficace collaborazione tra le direzioni generali è essenziale per mantenere lo slancio del Piano e per fornire alle parti interessate un'interfaccia istituzionale chiara e affidabile.
Per tutte queste ragioni, i firmatari di questa lettera, guidati da Social Economy Europe, chiedono l'attuazione di queste misure essenziali per salvaguardare l'integrità del Piano d'azione e per raggiungere gli obiettivi stabiliti a livello europeo.