Diversi erano presenti alla Plenaria di Strasburgo per farsi sentire e per scongiurare che la crisi agricola si trasformi rapidamente in inflazione alimentare per i consumatori europei e in una crisi alimentare su scala mondiale. Infatti, dopo diversi anni di attività in perdita, uniti alla stagnazione dei prezzi dei cereali, la liquidità di molte aziende agricole in Europa non sarà in grado di assorbire uno shock di questa portata.
La decisione della Commissione di anticipare la pubblicazione del suo Piano d'azione sui fertilizzanti era stata inizialmente vista come un segnale incoraggiante e un passo nella giusta direzione. Oggi, tuttavia, viene percepita come una profonda delusione: sebbene la Commissione disponga di molti strumenti e leve per agire direttamente sulla crisi dei fertilizzanti, nulla di quanto annunciato sul Piano d’azione fornisce una risposta concreta.
Si è scelto di non modificare il quadro normativo UE esistente, quindi tutte le proposte contenute in questa comunicazione non potevano che equivalere a potenziali intenzioni a lungo termine, nonostante l’elenco di proposte annunciate. È difficile, dato il contenuto di questo documento, non avere l’impressione che la Commissione sia fuori dal contatto con la situazione sul campo.
Il piano delinea alcune ambizioni a lungo termine ben accette, come l’estensione della deroga RENURE ai digestati, l’agevolazione della circolazione dei nutrienti tra le regioni, con potenziali modifiche delle direttive sui nitrati e sui rifiuti. La Commissione ha inoltre annunciato la possibile valutazione di ulteriori misure commerciali, nonché una maggiore trasparenza del mercato. Tuttavia, tutte queste possibili misure rimangono caute nella loro formulazione, senza alcun impegno concreto, e non riescono a fornire le poche misure concrete che potrebbero portare un sollievo immediato, a parte l’utilizzo dei fondi PAC esistenti e già programmati, a discrezione degli Stati membri, il che è ben lontano da una risposta coordinata e comune dell’UE. Inoltre, questo approccio non è sufficientemente reattivo alla crisi del settore né è dotato dei necessari nuovi finanziamenti aggiuntivi.
Ancora più importante, l’approccio del piano è sbilanciato tra agricoltori e industria per quanto riguarda l’ETS e il CBAM, quando ci sono stime sui costi schiaccianti del CBAM per gli agricoltori e le cooperative agricole. Nel Piano d’azione si propone solo un meccanismo di finanziamento tramite l’ETS per la produzione di fertilizzanti a basse emissioni di carbonio, che andrebbe principalmente a vantaggio dei produttori di fertilizzanti, mentre esplora le possibilità di consentire che i proventi dell’ETS ricompensino l’uso efficiente dei fertilizzanti da parte degli agricoltori. La proposta sul CRCF è interessante, ma il processo di certificazione sarà probabilmente troppo oneroso (e troppo lungo) per fornire un sostegno reale.
Il Piano d’azione sui fertilizzanti presentato oggi deve essere attuato senza ulteriori ritardi, ma soprattutto integrato da soluzioni immediate e concrete all’altezza della crisi, come ad esempio sospendere il prelievo CBAM.