I ministri europei dell’Occupazione e degli Affari sociali hanno approvato una richiesta di revisione del trattamento statistico dell’edilizia sociale e delle relative passività nel calcolo del debito pubblico, accogliendo una delle principali istanze sostenute da Housing Europe.
La richiesta è contenuta nelle conclusioni del Consiglio “Housing: Shifting Demographics and shaping policies”, adottate il 29 giugno nel corso del Consiglio EPSCO (Occupazione, Politica sociale, Salute e Consumatori).
Con questa decisione, gli Stati membri invitano la Commissione europea a riesaminare le modalità con cui i fornitori di alloggi sociali e le loro passività vengono contabilizzati all’interno del debito delle amministrazioni pubbliche. Secondo il settore, l’attuale quadro statistico limita infatti la capacità di investimento in alloggi sociali e a prezzi accessibili, proprio in una fase in cui la crisi abitativa richiede un significativo aumento dell’offerta.
Alla vigilia della riunione, il presidente di Housing Europe Marco Corradi aveva indirizzato una lettera alla Presidenza del Consiglio, accogliendo positivamente l’ipotesi di revisione ma chiedendo un impegno ancora più ambizioso da parte delle istituzioni europee e nazionali.
Nel documento si sottolinea la necessità di incrementare gli investimenti nell’edilizia sociale, cooperativa e pubblica, riconoscendo questi soggetti come attori centrali nella risposta europea alla crisi abitativa e ai cambiamenti demografici. Housing Europe ha inoltre chiesto un rafforzamento del sostegno finanziario attraverso il prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’UE, la Piattaforma paneuropea di investimento e strategie nazionali complementari.
Per il movimento cooperativo europeo, il riconoscimento della specificità dell’edilizia sociale rappresenta un passaggio importante per favorire nuovi investimenti, aumentare la disponibilità di abitazioni accessibili e sostenere modelli abitativi orientati alla coesione sociale e allo sviluppo delle comunità locali.
La decisione del Consiglio segna quindi un primo passo verso una possibile evoluzione delle regole europee, con l’obiettivo di creare condizioni più favorevoli agli investimenti nel settore dell’abitare sociale e cooperativo.