L’attuale PCP è stata concepita per una realtà politica ed economica diversa. Non affronta adeguatamente le conseguenze della Brexit, dei cambiamenti climatici, della crisi energetica, della crescente concorrenza per lo spazio marittimo, della dipendenza dell’Europa dalle importazioni di prodotti ittici o della necessità di rinnovare e decarbonizzare la flotta peschereccia dell’UE. Diverse delle sue norme, tra cui l’obbligo di sbarco e l’attuale definizione di capacità di pesca, si sono inoltre rivelate inapplicabili o controproducenti.
La risoluzione del Parlamento si allinea all’appello lanciato dal Consiglio nel novembre 2025, quando 13 Stati membri hanno dichiarato che una riforma tempestiva e ambiziosa della PCP era urgente e necessaria. Ora che il Parlamento e gli Stati membri puntano nella stessa direzione, la Commissione non può più rinviare l’azione legislativa.
Javier Garat, presidente di Europêche, ha dichiarato: «Oggi il Parlamento ha riconosciuto ciò che i pescatori europei sostengono da anni: una migliore applicazione di norme obsolete non è sufficiente. La PCP necessita di una riforma legislativa mirata. Sosteniamo pienamente la risoluzione del Parlamento e ci aspettiamo che la Commissione rispetti questo mandato democratico presentando senza indugio proposte legislative concrete».
Europêche accoglie con particolare favore la richiesta del Parlamento di una politica della pesca che attribuisca uguale importanza alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Le norme dell’UE devono sostenere la sicurezza alimentare, la redditività delle imprese di pesca, carriere sicure e attraenti, il ricambio generazionale e la transizione energetica, continuando al contempo a preservare gli stock ittici sulla base di solide conoscenze scientifiche.
A quasi due anni dall’inizio del mandato dell’attuale Commissione, il tempo per ulteriori analisi è ormai scaduto. Europêche esorta la Commissione e i suoi servizi a passare immediatamente dalla valutazione all’azione legislativa. Il settore è pronto a mettere a disposizione la propria esperienza pratica e a collaborare con le istituzioni dell’UE per una PCP moderna che risponda alle realtà con cui si confronta la pesca europea. «La diagnosi è stata fatta, sia il Parlamento che gli Stati membri hanno ormai definito la direzione politica», ha concluso Garat. «Non vi è alcuna giustificazione per ulteriori ritardi. L’Europa ha bisogno di una PCP che funzioni in mare, non solo sulla carta».