La Bussola culturale, presentata dalla Commissione europea come strategia di lungo periodo per la politica culturale dell’UE, muove da una concezione della cultura che oltrepassa i confini delle politiche settoriali. Al suo valore sociale si affianca una dimensione economica: nel 2024 il settore culturale occupava 7,9 milioni di persone nell’UE, pari al 3,8% dell’occupazione complessiva, all’interno di un tessuto produttivo composto in larga parte da piccole e micro imprese e da lavoratori autonomi.
Il CESE sollecita una più solida interazione nelle politiche culturali nazionali e regionali degli attori dell’economia sociale radicati sul territorio, citando espressamente cooperative, imprese sociali e reti di comunità. Oltre al mero riconoscimento del loro contributo, il Comitato chiede che tali soggetti operino come veri e propri partner istituzionali e che le leve fiscali e finanziarie vengano modellate sulle loro specificità e sul valore generato. Si tratta di una prospettiva strettamente legata all’attuazione e al futuro sviluppo del Piano d’azione europeo per l’economia sociale.
Il riconoscimento si estende al tema degli investimenti. Accanto a un sostegno pubblico che resta essenziale, il CESE individua cooperative, economia sociale, fondazioni e terzo settore tra gli attori che possono contribuire a mobilitare ulteriori risorse per la cultura. Il tema si intreccia con il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, per il quale viene proposta una quota del 2% del bilancio UE destinata alla cultura, attraverso strumenti che spaziano dai Piani di partenariato nazionali e regionali e dalla politica di coesione fino a Horizon Europe, Erasmus+, AgoraEU e al futuro Fondo europeo per la competitività.
Sul fronte del credito, l'accesso ai canali tradizionali resta ostacolato dalla natura prevalentemente immateriale dei beni, dalla frammentazione dei mercati e dall'organizzazione delle attività per progetto. Per superare questi limiti, la proposta punta su un uso strategico degli strumenti della BEI e del FEI – in particolare garanzie e blended finance – e sull'introduzione di una linea dedicata a cultura e creatività dentro il futuro quadro europeo per la competitività.
Il parere guarda infine alle condizioni di lavoro in un settore caratterizzato dalla presenza diffusa di microimprese, lavoratori autonomi e attività discontinue. Nel sostenere la futura Carta europea degli artisti, il CESE valorizza il ruolo di cooperative e imprese dell'economia sociale come presidio per rafforzare protezione sociale e dialogo sociale, anche per governare l'impatto dell'intelligenza artificiale generativa.
Il valore del parere del CESE va ben oltre il riconoscimento del ruolo delle cooperative nel settore culturale; il Comitato reclama sia un loro maggiore coinvolgimento nella definizione delle politiche sia strumenti finanziari più aderenti alle caratteristiche del modello cooperativo. L’attuazione della Bussola culturale e le scelte sul prossimo bilancio europeo diranno ora quanto questa impostazione riuscirà a tradursi in misure concrete.