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Principali risultati della riunione ministeriale sulla Dichiarazione di Lussemburgo

venerdì 22 maggio 2026

Principali risultati della riunione ministeriale sulla Dichiarazione di Lussemburgo

Il 13 aprile 2026 si è riunito online il Comitato di monitoraggio della Dichiarazione di Lussemburgo, organismo che coordina il dialogo tra Stati membri e istituzioni europee sul futuro dell’economia sociale in Europa. L’incontro, co-presieduto da Francia e Spagna, ha confermato un messaggio politico chiaro: l’economia sociale non deve più essere considerata un settore marginale, ma un pilastro strategico del modello economico europeo.

Al centro del confronto ci sono stati tre grandi dossier europei destinati a incidere profondamente sul futuro delle cooperative, imprese sociali, organizzazioni dell’economia solidale e soggetti dell’inclusione lavorativa:

  • il nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’UE 2028-2034 (MFF);
  • la revisione del General Block Exemption Regulation (GBER), cioè le regole sugli aiuti di Stato;
  • la revisione della Direttiva europea sugli appalti pubblici.

Un’economia sociale vista come leva strategica europea

Nel suo intervento introduttivo, il ministro francese Serge Papin ha evidenziato come l’Europa si trovi oggi ad affrontare sfide cruciali legate alla competitività, alla transizione ecologica e alla sovranità economica. In questo scenario, l’economia sociale viene indicata come una risposta concreta capace di combinare produzione locale, sostenibilità ambientale, qualità del lavoro e benessere collettivo.

Anche la vicepresidente del governo spagnolo Yolanda Díaz ha sottolineato il ruolo centrale del settore, ricordando che in Spagna l’economia sociale rappresenta oltre l’11% del PIL e genera più di 2 milioni di posti di lavoro. Secondo Díaz, cooperative energetiche, abitazioni cooperative e finanza etica dimostrano come questo modello possa contribuire alla resilienza economica e sociale dell’Europa.

Fondo sociale europeo e nuovo bilancio UE: gli Stati chiedono più visibilità

Uno dei temi più discussi ha riguardato il futuro del Fondo Sociale Europeo Plus (ESF+) all’interno del prossimo bilancio europeo.

Molti Stati membri — tra cui Polonia, Romania, Belgio, Slovenia e Cipro — hanno chiesto di mantenere un Fondo Sociale Europeo forte, autonomo e chiaramente riconoscibile, evitando che venga “diluito” in strumenti finanziari più ampi. Diversi interventi hanno inoltre chiesto linee di finanziamento dedicate all’economia sociale e una maggiore integrazione del settore nei nuovi fondi europei per la competitività e la coesione territoriale.

Il Belgio ha evidenziato come l’economia sociale contribuisca non solo all’occupazione locale ma anche alla democrazia economica e alla sovranità europea, grazie a modelli partecipativi e radicati nei territori.

Dal canto suo, la Commissione europea ha ribadito il sostegno all’economia sociale attraverso la revisione intermedia del Social Economy Action Plan, pur difendendo la proposta di semplificazione e maggiore flessibilità del nuovo quadro finanziario.

Aiuti di Stato: verso regole più adatte all’economia sociale

Ampio spazio è stato dedicato alla revisione del GBER, il regolamento che disciplina le esenzioni sugli aiuti di Stato.

Diversi Paesi hanno chiesto che le future norme tengano maggiormente conto delle specificità delle imprese sociali, superando criteri costruiti esclusivamente sulle logiche delle imprese tradizionali. La Spagna ha criticato, ad esempio, il fatto che molte imprese sociali vengano considerate “grandi imprese” solo in base al numero di lavoratori, senza considerare la loro natura mutualistica o inclusiva.

Il Belgio ha inoltre richiamato la necessità di inserire nelle nuove regole i principi contenuti nella Raccomandazione del Consiglio UE del 2023, in particolare quelli relativi al reinvestimento degli utili e alla governance democratica.

La Commissione europea ha confermato che la consultazione pubblica in corso prevede già alcune aperture, come un migliore accesso ai finanziamenti per le imprese sociali e un ampliamento della definizione di lavoratori svantaggiati.

Appalti pubblici più sociali e sostenibili

Il terzo grande tema affrontato è stato quello degli appalti pubblici.

Molti partecipanti hanno sostenuto la necessità di rafforzare criteri sociali e ambientali nelle gare pubbliche europee, favorendo la partecipazione di cooperative, imprese sociali e PMI. Polonia e Romania hanno insistito sulla necessità di investire anche nella formazione delle amministrazioni pubbliche e degli operatori dell’economia sociale per migliorare l’uso degli strumenti europei.

La Spagna ha illustrato le novità introdotte dalla recente legge nazionale sull’economia sociale, che amplia l’uso degli appalti riservati a imprese di inserimento lavorativo e centri speciali per l’occupazione.

La Slovenia ha invece lanciato un monito contro il progressivo indebolimento dei servizi pubblici e sociali, sottolineando il rischio di privatizzazioni che potrebbero aumentare le disuguaglianze e il malcontento verso l’Unione europea.

Un’agenda politica europea sempre più coordinata

Nelle conclusioni finali, i co-presidenti francesi e spagnoli hanno ribadito che l’economia sociale deve essere pienamente integrata nelle future politiche europee, nel bilancio UE e negli strumenti normativi comunitari.

Tra le priorità condivise emergono:

  • il rafforzamento del ruolo dell’economia sociale nei fondi europei;
  • regole sugli aiuti di Stato più adeguate alle imprese sociali;
  • un sistema di appalti pubblici orientato a sostenibilità, inclusione e sviluppo territoriale.

L’incontro del Comitato di monitoraggio della Dichiarazione di Lussemburgo conferma quindi una tendenza sempre più evidente a livello europeo: l’economia sociale viene considerata non solo uno strumento di inclusione, ma anche una leva strategica per la competitività, la coesione territoriale e la transizione ecologica dell’Unione Europea.